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L'ultima fermata del treno

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La ragazza seduta in fondo al vagone quasi vuoto leggeva un libro dal titolo incomprensibile, da sopra il volume appariva appena la sua capigliatura castana e riccia, molto vaporosa, lasciando immaginare all’uomo appena salito sul treno una personalità estrosa ed affascinante parzialmente nascosta dietro ad un viso d’angelo.


L’uomo appena salito sul treno che lo avrebbe portato a casa dopo la solita lunga giornata di lavoro stava decidendo dove sedersi, e mentre scrutava i sedili fu per un attimo distratto dalla presenza di una donna anziana seduta nella seconda fila, sulla sinistra, con lo sguardo fisso verso di lui.

Ma l’analisi accurata degli spazi in modo da scegliere il posto che l’avrebbe tenuto abbastanza vicino alla ragazza da poterla osservare ma lontano il giusto da non farsi vedere impegnava tutte le sue energie di quel momento, non potevano esserci distrazioni.

Era stupito da quanto potesse essere difficile la scelta..
D'altronde non era il classico orario per il rientro a casa su quel treno di pendolari dell’hinterland milanese:  era difficile che gli capitasse di trovare un vagone così vuoto, e quindi le opzioni non erano mai state così tante.

Tornò ben presto all’osservazione della ragazza, sedendosi sulla panca di fronte a quella della signora, non badando più di tanto al rischio di farsi beccare; in fondo voleva vederla quantomeno in faccia, confermare i suoi presentimenti.

L’occasione si presentò con l’arrivo nel vagone di un altro avventore, che lui evitò accuratamente di guardare in attesa che lei decidesse di abbassare il libro per osservarlo.

Eccola finalmente: ancora più bella di come l’aveva immaginata, la pelle perfettamente scurita da settimane passate al sole, occhi azzurri semi-orientali e una bocca nata per baciare e farsi accarezzare.

Gli occhi le si illuminarono, e l’uomo, dopo alcuni attimi di pura illusione, capì che quella luce non si era accesa per lui, figuriamoci, ma per il nuovo arrivato; quello fu il momento in cui tutta la poesia che si era creata nel suo immaginario sembrò svanire inesorabilmente.

Quando lui si avvicinò a lei baciandola con evidente affetto, si ripeté più volte che doveva essere per forza suo padre, assolutamente; come in quei film in cui un insieme di equivoci ti fa pensare che la donna che ami in realtà sia innamorata di un altro…

Doveva essere così.
Anche perché lui non si sarebbe fermato davanti a niente, avrebbe trovato il modo di conoscerla.

Si sfiorò la tasca della camicia mettendo la mano sotto la giacca: immaginava di avere una pistola e impugnarla; il pericoloso serial killer appena salito sull’Orient Express non sarebbe riuscito a portarle via da sotto gli occhi l’oggetto del suo desiderio. Mai.

Cercò di distogliere lo sguardo, si accomodò nel miglior modo possibile, e si immerse nei suoi pensieri e nelle sue fantasie, che da quel momento in poi sarebbero tutte state dedicate a lei e al modo in cui sarebbe riuscito a farsi avanti.

Fu allora che il suo sguardo si incrociò di nuovo con quello della signora anziana.

Il suo viso era sempre lo stesso.
I suoi occhi pure.
Sembrava morta, sembrava proprio morta.

Non sapeva cosa fare, forse stava dormendo.

E poi se anche fosse stata effettivamente morta lui cos’avrebbe potuto fare?!

-Signora! Signora! Tutto bene?

All’improvviso si chiusero le porte, e il treno partì nel giro di pochi attimi.

Fu a quel punto che fu chiaro che il numero degli occupanti il vagone era tre, e non quattro.
La testa della donna si spostò in avanti trascinandosi dietro la parte alta del suo corpo.

-Si sposti, sono un medico!

-Dai papà, è evidente che è morta!

L’uomo si spostò alzandosi in piedi, e pur essendo decisamente agitato per la scena che stava vivendo, non poté non accorgersi della profonda sensazione di gioia che cresceva nel profondo delle sue viscere per le parole che erano appena uscite dalla bocca della ragazza; “Dai PAPA’”….

-E’ morta!

Grazie, e ci voleva un medico per dirlo?!

In quel momento venne fuori l’ispettore Derrick che c’era in lui, e si preoccupò di prendere in mano la situazione: il dottore sarebbe rimasto lì con la vittima, la ragazza avrebbe chiamato la polizia, mentre lui si sarebbe diretto verso la testa del treno in modo da parlare col capo treno.

I due gli obbedirono senza obiettare, forse perché ormai sottomessi alla sua grande attitudine al comando, pensò per un attimo, ma più probabilmente perché era la cosa più logica da fare.
Quando il treno si fermò alla prima stazione, nessuno scese né salì.

L’uomo raggiunse la testa del treno e poi il capotreno, che dopo pochi secondi lo seguì fino al vagone dove la donna era stata trovata.

La scena che gli si presentò davanti agli occhi era un po’ diversa da quella che aveva lasciato.

Il vagone era vuoto.

Non c'era la signora anziana, non c'era il medico, ma soprattutto non c'era più traccia della ragazza.

-Guardi che io non ho tempo da perdere, quindi se è uno scherzo lo dica subito!

L'uomo quasi non lo sentì. Si sentiva strano, spaesato, pieno di domande a cui nessuno avrebbe potuto dare una risposta. Era assurdo, la signora era lì poco fa; anche gli altri due, non potevano essere spariti nel nulla.

Cominciò a correre, passando rapidamente tutti i vagoni in cerca di quelle facce. Dietro di lui il capotreno, che continuava a urlare parole per lui incomprensibili.

Era sicuro di non potersi essere immaginato tutto; va bene la stanchezza, ma una cosa del genere non era proprio comprensibile, dovevano essere lì da qualche parte.

Più cercava, più iniziava a chiedersi se fosse parte di una grossa burla, o magari di una macchinazione spionistica, qualcosa di “più grande di lui”, un po' come in un film visto da poco, in cui il protagonista lottava per smascherare una cospirazione per portare al potere negli Stati Uniti una lobby e il suo candidato...

Arrivò ben presto alla fine del treno.
Era pur sempre un convoglio delle Ferrovie Nord.
Il capotreno lo stava raggiungendo. Lui fece per andargli incontro
(-le giuro, non è uno scherzo, ero proprio lì con loro) ma mentre gli giravano in testa le parole che stava per dirgli, il treno si fermò e lui si trovò proprio all'altezza di una porta spalancata.

Forse fu il viso infuriato del suo inseguitore, forse la sensazione che tanto nessuno gli avrebbe creduto... infilò la porta e corse via, senza guardare nemmeno a che fermata si trovasse.

Dopo pochi secondi il treno ripartì, lui lo osservava da dietro una colonna a distanza di sicurezza.
Pensò di aspettare il treno successivo, poi vide il cartello della stazione: era quella prima della sua.

Valeva la pena fare un po' di strada a piedi, tantopiù che l'idea di risalire subito su un treno non lo allettava per niente, e pensieroso iniziò la sua camminata.

#enjoylife

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